Tarantalla sangiuvannara di Paolo De Angelis
Michele Pirro: ...lo ritrarrei seduto ad un tavolo di lavoro con attorno i suoi cari e con in bocca l’eterno, inseparabile, mozzicone di sigaro...
scrivere un articolo che riguarda il caro Michele Pirro mi rende immensamente felice e, per due motivi, ne faccio anche un dovere.
Sono felice ricordare quella figura simpatica di uomo, di padre e di artista.
Era piccolo di statura ma grande di cuore e di animus. Aveva in sé u- no strano modo di comportarsi. E- ra attento e metodico nelle sue cose tanto da sembrare pignolo. Era geloso delle sue creature e le curava con infinita attenzione.
Scrivo di Michele Pirro con senso di affetto e di simpatia senza aggiustare niente e senza ingrandire niente. Era una persona che si faceva rispettare e stimare. Per questo mé ne faccio anche un dovere scrivere un articolo che, spero venga letto senza critiche e senza sorrisi. Michele Pirro era così: religioso, padre di famiglia, uomo civile e retto, artista semplice e spontaneo perché le sue melodie appartengono a tutti, alla realtà, alle persone ed al tempo. Dico tempo per significare passato, presente e futuro del nostro paese. Mi auguro, oggi, che queste melodie non vengano dimenticate, ma tramite i giovani, siano tramandate al futuro.
È mio dovere ricordarlo agii amici che lo conobbero, che hanno vissuto insieme ansie, gioie e dolori, che hanno superato stenti, paure e miserie e che hanno gioito nell’a- scoltare La Zita mia, Lu Squar- cione, La tarantalla sangiuvannara e altre melodie.
Lo ricordo a chi con lui ha concertato e cantato, a chi ha ascoltato la sua chitarra, la tromba che ha suonato con passione fino a quando il fiato ha sorretto. Gli anni passano per tutti, e si fanno sentire.
Non ho mai cantato per lui le sue canzoni perché a me non piaceva vestire il bel costume antico, ma mi sono sdebitato con lui perché ho portato le sue belle canzoni nella scuola dove i bimbi si sono deliziati a cantarle. Me lo ricordo ancora seduto nel salone del teatro1 delle suore, martedì 21 giugno 1966, in occasione della festa per i maestri che andavano in pensione, quando sentì cantare la Tarantalla sangiuvannara da settanta bambini di 3-, 4- e 5- classe elementare. Ricordo ancora l’espressione del suo viso. Era l’espressione di meraviglia, di gioia e di soddisfazione.
Dopo la recita venne a salutarmi e vidi, e mi è rimasto impresso, nei suoi occhi piccoli, furbi e intelligen- ti, una gioia infinita. Ho guardato dentro quegli occhi ed in essi ho visto rispecchiare l’animo gentile di un bimbo.
Belle cose che appartengono al passato ma che ti fanno rivivere in esse. E un dovere additarlo ai giovani perché imparino ad amare il lavoro come lo amava lui seriamente, perché il lavoro è fonte di ricchezza materiale e spirituale. Egli era semplice e gentile, sempre pronto al sorriso. Si è fatto da solo. Ha studiato la musica nelle poche ore libere e siccome era un attento osservatore, i suoi versi descrivevano bene ciò che gli succedeva attorno.
Michele Pirro amava poche cose con tutte le sue forze: Dio, la famiglia e il suo paese che adorava, gli amici che stimava e rispettava e le sue creature che aveva dentro di sé: la musica e la poesia.